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La medicina narrativa come strumento per superare l’emergenza: l’esperienza dell’IRC

La medicina narrativa ha aiutato a superare l’emergenza Covid? La risposta sembra positiva. A dircelo sono gli specialisti dell’IRC di Calambrone, servizio che svolge attività riabilitative per piccoli con disturbi del neuro-sviluppo disturbo dello spettro autistico e disabilità intellettive complesse, diretto dalla dr.ssa Stefania Bargagna.

Nell’emergenza pandemica che abbiamo vissuto da poco, la medicina narrativa appare come un importante strumento di di ascolto per i piccoli pazienti, le famiglie e gli operatori. E’ una metodologia che consente ai medici, e agli operatori sanitari di coltivare ed ampliare le proprie capacità empatiche, riflessive, di ascolto e riuscire a prendersi cura della persona con le sue emozioni, paure, speranze, oltre che curare la malattia.

Il progetto

Il progetto di medicina narrativa e storytelling è stato avviato poco prima del lockdown all’IRC della Fondazione Stella Maris di Calambrone. La struttura è riuscita a formare non solo diversi genitori ma anche operatori. Poi è scatta l’emergenza Covid-19, l’obbligo di stare a casa, le mascherine e il distanziamento sociale e tutte le misure che ben conosciamo.

In quei tre mesi l’IRC di Calambrone ha continuato a funzionare, accogliendo i pazienti che ne avevano bisogno, applicando le massime precauzione per garantire la massima sicurezza. E il team oltre a prendersi cura dei piccoli, delle loro paure e quelle dei genitori, ha cercato di capire gli effetti che la medicina narrativa può avere non solo alle mamme e ai papà, ma agli stessi operatori.

Mentre i genitori hanno dichiarato di aver avuto “meno difficoltà nello stare con i propri figli, pur affermando che stare chiusi in casa in queste settimane non è stato facile”, gli operatori formati alla medicina narrativa hanno vissuto momenti di paura come tutti, ma hanno affrontato le difficoltà con maggiori risorse psicologiche.

“Abbiamo cercato di capire – spiega la responsabile dell’IRC, la dr.ssa Stefania Bargagna – se la Medicina Narrativa e lo Storytelling  potevano sostenere emotivamente le 17 operatrici nel momento così difficile e delicato del lockdwon”.

Come è andata

“Le operatrici formate – sostengono all’IRC – hanno maggior desiderio di incontrare i propri pazienti e di dedicare tempo di conversazione con le loro famiglie , dimostrandosi così attente alla narrazione dei genitori. I rapporti tra pazienti e famiglia sono rimasti simili a quelli precedenti alla pandemia per gli operatori formati, sono invece leggermente mutati per i non formati, i quali hanno cercato di meno i pazienti non incontrati sul posto di lavoro”.

Sebbene tutte supportate sotto il profilo psicologico, le operatrici formate hanno avuto complessivamente una migliore qualità di vita nonostante le immani difficoltà e lo strumento del diario è stato utile per “fare emergere e quindi rielaborare il proprio sé, rappresentando così una cura di sé stesse”. La medicina narrativa è stato una rilevante occasione per far crescere la relazione tra il personale sanitario e le famiglie, i cui frutti ricadono sulla qualità già elevata dell’assistenza.

Il post Covid

E ora? “Dalle narrazioni, emerge come ci sia da gestire una nuova serie di frustrazioni, per chi continua a lavorare, nel non potersi toccare, nel non potersi abbracciare – concludono all’IRC – C’è da rimodulare il lavoro educativo e riabilitativo, molto spesso fatto soprattutto di contatto, che è fare con-tatto per mettersi in contatto con l’altro. C’è stata tanta fatica. Piano piano i pezzi stanno riprendendo forma. La fiducia c’è ma tanti equilibri sono da ricostruire”.

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