Dalla ricerca

Enfant prodige delle Neuroscienze: intervista alla ricercatrice Laura Baroncelli

Enfant prodige delle Neuroscienze. Parliamo di Laura Baroncelli, 39 anni, dottore di ricerca già da 11 anni, al suo attivo ha studi scientifici di grande rilievo. L’ultimo è finanziato da Telethon e la impegnerà per tre anni, riguarda una rara malattia metabolica causata dal deficit di trasporto della creatina.  Basterebbe già questo per capire chi è Laura Baroncelli, ricercatrice all’Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa e Ricercatore assegnato presso l’IRCSS Fondazione Stella Maris di Calambrone (Pisa).

Dr.ssa Baroncelli come si diventa una ricercatrice così autorevole?

Ho fatto l’Università di Pisa e in parallelo ho seguito il corso di Biologia alla Scuola Normale di Pisa. Devo dire che fino al secondo, terzo anno ero convinta che avrei continuato nel campo della biologia molecolare, poi al quarto anno ho iniziato a seguire le lezioni del professor Lamberto Maffei e da lì mi si è aperto il mondo delle neuroscienze e ho capito, grazie alle sue lezioni, che quella era decisamente la mia strada. E’ infatti con lui che ho fatto poi la tesi all’Istituto di Neuroscienze del CNR. Sempre con il professor Maffei ho proseguito gli studi presso la Scuola Normale di Pisa per il dottorato alla Classe di Scienze. E poi ho avuto la fortuna di essere al posto giusto al momento giusto e sono diventata ricercatrice molto presto, pochissimi anni dopo, ho concluso il dottorato a settembre 2009 e nel 2011 avevo già un posto di ricercatrice al CNR all’Istituto di Neuroscienze. Da lì ho iniziato a fare le mie ricerche in modo indipendente e, visto che in questo campo è molto importante fare esperienza all’estero, ho deciso di trascorrere un periodo all’Universita di Göttingen in Germania per avere nuove prospettive e per frequentare un ambiente nuovo. Avevo poi deciso di fare un’altra esperienza negli Stati Uniti ad Harvard a Boston, ma è arrivato il Covid-19 per cui per ora si è fermato tutto. 

E’ stata rilevante della sua esperienza a Gottingen?

E’ stata molto importante a livello metodologico perché ho imparato una nuova tecnica che si chiama microscopio a due fotoni. La mia visita a Göttingen era funzionale ad apprendere questa tecnica perché al CNR abbiamo acquisito di recente un microscopio di questo tipo. In più l’importanza di fare networking e avviare nuove collaborazioni è sempre molto rilevante nel nostro mondo. Ho avuto la possibilità di conoscere il gruppo del professor Müller ma anche altri team, come quello della professoressa Löwel, ho espanso le mie prospettive. L’esperienza all’estero la consiglio a tutti, perché ti aiuta a capire come si lavora negli altri laboratori e ad aprire la mente.

Ci può parlare dei suoi studi, che ricaduta hanno sui pazienti?

Studio una malattia metabolica dello sviluppo del bambino. Nel cervello di questi bambini manca la creatina che è uno dei supplementi dietetici che molti usano quando vanno in palestra per incrementare la loro massa muscolare. Ma in realtà è una molecola molto importante per dare energia al nostro cervello. In assenza di questa molecola, questi bambini manifestano sintomi gravi, come disabilità intellettiva, caratteristiche di tipo autistico, epilessia in molti casi. Io cosa faccio? Lavoro nella fase preclinica e in questa fase il modello animale è importante. Di fatto nel modello murino abbiamo ricreato questo difetto genetico con l’obiettivo di cercare una cura. 

Quali i filoni di ricerca?

Essenzialmente sono due. Il primo è la terapia genica, così tanto di moda oggi, che di fatto consiste nel cercare di rimpiazzare il gene “malato” con uno che funziona. Per fare questo utilizzo un vettore virale, ossia “sfrutto” le capacità di un virus non patogeno che “infettando le cellule” porta il gene funzionante laddove noi vogliamo che vada, in questo caso nel cervello. Il secondo riguarda le terapie di tipo farmacologico che stiamo cercando di mettere a punto per gestire i sintomi una volta che abbiamo individuato i meccanismi molecolari. Grazie alla collaborazione con il prof Giovanni Cioni e la prof Roberta Battini dell’IRCCS Fondazione Stella Maris sto avendo l’opportunità di lavorare anche direttamente con i pazienti per mettere a punto le misurazioni, biomarcatori si chiamano nel linguaggio tecnico, che ci permettano di valutare la progressione della malattia, ma anche la risposta alle terapie. 

Come vede il futuro della sua disciplina? 

Queste tecniche di biologia molecolare, così come lo sviluppo dei vettori virali, saranno sempre più portate all’estremo. Avremo tecniche sempre più mirate e sempre più ottimizzate. Qualche anno fa ne è uscita una che si chiama CRISPR/Cas9 che permette di modificare il DNA a livello di singolo nucletotide. Ipoteticamente un giorno riusciremo a prendere una malattia genetica determinata da una certa mutazione del DNA e correggerla forse già addirittura nello stadio della vita embrionale, perché sarà possibile fare la diagnosi molto precocemente. E’ chiaro che questo tipo di prospettive possono varcare la linea di confine tra quello che è etico e non etico. La ricerca scientifica deve spingere sviluppo e tecnologie verso suoi utilizzi etici e clinicamente validi. Spero sarà così. 

Cosa consiglia a una ragazza che vuole intraprendere la sua professione?

La prima parola che mi viene in mente è passione. Sia durante il periodo di studio, sia quando diventa un lavoro, se percepisci la tua professione come un semplice impiego non va tanto bene. Deve essere una sorta di vocazione perché finisce per permeare la tua vita quotidiana non dico ogni minuto, ma qualcosa del genere. Si è continuamente alla ricerca di nuove domande e relative risposte. 

Poi penso debba essere un divertimento perché altrimenti non riesci a conviverci. Credo inoltre sia importante avere umiltà e quindi capacità di riconoscere i propri limiti, ma in buona combinazione con molta ambizione. Io per esempio ogni volta che raggiungo un obiettivo, consapevole dei miei limiti, cerco subito di pormene uno nuovo.  Infine un pensiero per le ragazze che vogliono entrare nel mondo della ricerca scientifica, cito un film di un po’ di anni fa del regista italiano Giuseppe Piccioni: “osate di più e chiedete la luna”.

Dopo Telethon pensa a un altro traguardo?

In mente ho il Grant europeo ERC ma ci vuole ancora un po’ di lavoro per riuscire a fare una proposta per un Grant cosi importante.

Ora mi dedico al progetto Telethon, che durerà tre anni, e richiederà molto lavoro.

Come ricercatrice ci sono sempre due impegni costanti: quello di fare networking e la ricerca dei fondi.  In generale sono molto attiva sul fronte delle collaborazioni in Italia e in Europa e quindi sto cercando di fare network europeo per competere a vari progetti UE.

Poi non si può perdere la concentrazione e cercare altri fondi presso le Fondazioni. Infine ma non da ultimo voglio ricordare quanto siano fondamentali le associazioni dei genitori, molto attive anche qui in Italia ma soprattutto negli Stati Uniti.  Con loro mi trovo bene perché mi parlano dei loro figli e mi supportano tantissimo, io cerco di aggiornarli continuamente perché guidano la mia ricerca non solo sotto il profilo finanziario ma per i possibili spunti. Che poi è la ricerca che davvero ha ricadute dirette sulle prospettive terapeutiche. 

Grazie Laura.

Tags: , ,
CategoriaDalla ricerca